La Storia

LE ACCADEMIE SENESI

Siena, culla della cultura accademica

Nel XVI secolo Siena era la città italiana con il maggior numero di Accademie: se ne contavano almeno una trentina. Tale vivacità culturale era dovuta soprattutto al fatto che, a differenza di altre città come ad esempio Firenze, Siena non ospitava una corte in grado di catalizzare intorno a sé circoli di intellettuali che quindi rimanevano indipendenti dal potere politico. Lo spirito corporativistico e aggregativo, che già nella città vantava una grande tradizione, ebbe nuovo impulso con i cultori delle più svariate discipline che dettero vita a congreghe e accademie di carattere umanistico.
Risale agli inizi del 1500 la nascita di due sodalizi ancora oggi operanti: l’Accademia Senese degli Intronati, la più antica accademia italiana, il cui scopo era quello di “promuovere lo studio della storia, della letteratura e delle arti della città, della provincia e dell´antico Stato senese”, e la Congrega de’ Rozzi, divenuta poi Accademia nel 1690, nata per coltivare gli interessi relativi “alle umane lettere, alle storiche discipline e alle arti, specialmente in quanto attengono al Teatro”.

LE SCIENZE A SIENA

Nascita dell'Accademia dei Fisiocritici

Nel secolo successivo, sull’onda della rivoluzione scientifica che stava attraversando l’Europa, anche a Siena crebbe l’interesse e la curiosità verso le discipline non strettamente umanistiche. Un sodalizio focalizzato solo sulla ricerca scientifica è la novità portata nel 1691 dall’Accademia delle Scienze di Siena detta de’ Fisiocritici.

L’iniziativa fu di Pirro Maria Gabbrielli, professore di Medicina Teoretica e Botanica all’Università di Siena, supportato da un gruppo di suoi studenti e da colleghi uniti dal comune interesse per la ricerca e la sperimentazione.

In contrapposizione ai rigidi schematismi del passato i Fisiocritici avevano come principale obiettivo quello di dimostrare la falsità di credenze, superstizioni e di tutto lo pseudosapere basato sui dogmi aristotelici. Questa nuova Accademia fu probabilmente considerata sovversiva dall’ambiente culturale senese dell’epoca che guardava spesso con sospetto agli innovatori.

veris quod possit vincere falsa

La Pietra di paragone

I soci dell’Accademia coniarono il termine “Fisiocritici” dalla fusione di due parole greche: physis (natura) e kritikoi (capaci di giudicare): il significato (studiosi in modo critico della natura) doveva ribadire la missione dell’Accademia ossia la ricerca della verità nei fenomeni naturali. La pietra di paragone, che consentiva di distinguerei metalli preziosi dalle imitazioni, fu quindi scelta per emblema e tutt’oggi figura nel logo e per motto il verso latino “veris quod possit vincere falsa“, ossia che con il vero si possa vincere il falso. In contrapposizione ai rigidi schematismi del passato i Fisiocritici avevano come principale obiettivo quello di dimostrare la falsità di credenze, superstizioni e di tutto lo pseudosapere basato sui dogmi aristotelici.

L'età dell'oro delle scienze a Siena

Obiettivo di Gabbrielli era quello di sprovincializzare la cultura senese prendendo contatti con intellettuali di altre città, fra le quali Roma.
I Fisiocritici si dedicarono da subito alle adunanze scientifiche, durante le quali, a turno, rendevano noti i risultati delle proprie ricerche. Alcune adunanze erano aperte al pubblico per permettere a chiunque di entrare a contatto con le nuove scoperte della scienza. Tra gli esperimenti più interessanti, quelli per dimostrare l’esistenza e gli effetti del vuoto, condotti con la pompa pneumatica costruita dai primi Fisiocritici, ispirata a quella del fisico irlandese Robert Boyle.

Nella seconda metà del Settecento l’Accademia diviene un importante polo sperimentale della ricerca senese e luogo di dibattito fra gli scienziati, conquistando grande prestigio in Europa. Sono Fisiocritici i più grandi scienziati e qualche letterato dell’epoca: gli italiani Algarotti, Ximenes, Spallanzani, Volta, Paolo Mascagni, Soldani, Morgagni, Metastasio, ed europei come Linneo, Van Swieten, Cuvier e Lagrange. Come un moderno social network l’Accademia crea i presupposti perché persone di diversa provenienza culturale e geografica si ritrovino a discutere dei propri interessi favorendo scambi e collaborazioni. 

Inizia in questo periodo (1761) la pubblicazione degli “Atti”, una delle prime e più longeve riviste scientifiche italiane, apprezzata in tutta Europa come mezzo di divulgazione delle attività di ricerca. Il primo volume fu dedicato alle pionieristiche esperienze sull’innesto del vaiolo, che gettarono le basi per le terapie basate sui vaccini. Mezzo secolo dopo (1808), l’abate Ambrogio Soldani pubblica nel nono volume del periodico un articolo in cui per la prima volta si ipotizza l’origine extraterrestre delle meteoriti.

Molti gli scienziati innovatori che tra il XVIII e il XIX secolo operarono a Siena: Paolo Mascagni fu il primo anatomista a descrivere compiutamente la struttura del sistema linfatico e a realizzare un atlante di anatomia umana a grandezza naturale con l’opera “Anatomia Universa”, splendido connubio tra scienza e arte. In campo botanico Giuseppe Bartalini realizzò il primo catalogo delle piante spontanee di Siena e dintorni, oltre a un erbario figurato ancora visibile all’interno dell’Accademia; in seguito, il medico senese Francesco Valenti Serini realizzò, prima con disegni e poi in terracotta, 1619 modelli di funghi a tutto rilievo e 165 a bassorilievo, con l’obiettivo di insegnare alla popolazione, in gran parte analfabeta, a distinguere le specie commestibili da quelle tossiche e velenose.

IL MONASTERO DELLA ROSA

La Sede

Dal 1816 l’Accademia ha sede nel monastero camaldolese di Santa Mustiola, detto della Rosa, il cui impianto originale risale al XII secolo. L’immobile fu confiscato all’ordine religioso in epoca napoleonica e in seguito donato all’Accademia delle Scienze perché ne facesse la propria sede definitiva. I locali espositivi del chiostro si sviluppano su due piani intorno alla corte, ai quali si aggiungono alcune sale al piano terreno (tra cui un’ampia Aula Magna), locali seminterrati e una sala rialzata al primo piano. L’edificio ospita il Museo di Storia Naturale, la Biblioteca e l’Archivio storico dell’Accademia.